Unical UNIVERSITÀ

Appelli insufficienti a Studi Umanistici, protesta del Fronte della Gioventù

Il numero degli appelli d’esame nell’Università della Calabria è da sempre oggetto di discussioni. I dipartimenti in autonomia regolamentano l’accesso agli appelli dell’anno accademico e in alcuni di essi le criticità diventano problemi strutturali per gli studenti e le studentesse. Il Fronte della gioventù comunista negli ultimi mesi è ritornato più volte sul tema, senza ricevere risposte dagli organi di competenza, primo fra tutti il Dipartimento di Studi Umanistici, dove il problema è maggiormente avvertito.

“Nelle scorse settimane – scrivono in un nota – al termine di una campagna di raccolta firme e di una seria discussione con i nostri colleghi studenti del Dipartimento di Studi Umanistici, avevamo depositato un’istanza tramite PEC, con la quale chiedevamo l’apertura dell’appello di Marzo-Aprile, di regola destinato ai soli fuoricorso, anche a tutti gli studenti in corso. La nostra richiesta nasce dal fatto che l’UniCal, nel dipartimento sopra citato come in molti altri, concede solo 6 appelli all’anno per gli studenti regolarmente in corso, violando così la Carta degli studenti, approvata dal CNSU nel 2011, che stabilisce come numero minimo di appelli per tutti gli studenti quello di 7. Tale misura, che riteniamo comunque insufficiente rispetto alle reali necessità degli studenti, ci sembra in ogni caso il minimo da cui partire per poter migliorare la situazione, già di per sé molto difficile, degli studenti dell’Ateneo. Avere solo 5 o 6 appelli mette tutti gli studenti socialmente più deboli di fronte alla grande contraddizione di studiare senza sviluppare realmente un senso critico, dandosi come priorità quella di raggiungere i crediti necessari ad assicurarsi le esenzioni senza cui non sarebbe possibile proseguire gli studi per molti”.

Il problema degli appelli non è l’unico in realtà, FGC denuncia anche le conseguenze della Didattica a Distanza, che ha già penalizzato gli studenti nell’ultimo anno. “La Didattica a distanza – continuano – nell’ultimo anno, da misura emergenziale, si è resa mezzo sostituivo di quella in presenza, una situazione che ha ampliato l’esclusione sociale in maniera vertiginosa. In molti hanno avuto problemi di varia natura legati alla scarsa diffusione e qualità delle reti internet, come all’insufficienza qualitativa e quantitativa di dispositivi, che si sono poi tradotte in casi gravissimi di studenti che hanno perso esami e lezioni per questi motivi, mettendo una seria ipoteca sulla loro carriera. Un panorama che nella regione col più alto digital divide d’Italia diventa una cupa normalità. Tutto ciò, legandosi anche alle altre problematiche derivanti dalla pandemia, ha causato un ritardo nel percorso universitario di molti di noi, che hanno dovuto posticipare la laurea o che si sono visti escludere dalla possibilità di accedere alla borsa di studio o ai premi di laurea, causando ulteriori spese per le famiglie delle classi popolari già economicamente con l’acqua alla gola”.

(MT)

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