MONDO

“Fatti nel mondo”: dal crollo del Bitcoin alle manifestazioni in Colombia

Questa settimana “Fatti nel mondo”* vi porta in Cina, in Colombia, in Cile e in Congo per raccontarvi del crollo del Bitcoin dopo le dichiarazioni della Banca popolare cinese, delle proteste in Colombia contro la riforma fiscale, della sconfitta dell’estrema destra in Cile e delle indagini sulla morte dell’abbasciatore italiano morto nel mese di febbraio in Congo.

CINA: Il valore delle quotazioni dei bitcoin in questa settimana è sceso sotto i 32.000 dollari dopo che le autorità cinesi hanno annunciato che non accetteranno più pagamenti con questa criptovaluta, tra le principali attualmente esistenti. La Banca Popolare cinese, infatti, sta attivamente sostenendo la sua criptovaluta: il renminbi o yuan digitale. Secondo le nuove regole, le entità del colosso asiatico non devono fornire servizi di risparmio, fiducia o pegno di “gettoni”, né emettere prodotti finanziari ad essi correlati. Allo stesso tempo, sebbene abbia vietato gli scambi di criptovaluta e le offerte iniziali di criptovaluta, Pechino non ha impedito alle persone di averle. La decisione è avvenuta per tutelare gli investitori cinesi, poco preparati rispetto alla volatilità delle criptovalute e dunque messi troppo a rischio, in particolar modo in questo momento pandemico con un’economia messa a dura prova. 

COLOMBIA: Dal 28 aprile in Colombia è in corso uno sciopero generale contro la riforma tributaria proposta dal governo di estrema destra del presidente Ivan Duque. Una platea eterogenea è scesa in piazza contro la repressione e le riforme liberiste dell’attuale governo colombiano. Le proteste sono state represse nel sangue e il presidente non ha accettato alcuna forma di dialogo con i manifestanti, rispondendo con una forte militarizzazione delle piazze e dei luoghi di protesta. Nei primi dieci giorni, sono state registrate oltre 47 vittime, 963 arresti arbitrari, 278 interventi violenti della polizia contro manifestazioni pacifiche, 28 persone hanno perso la vista per impatto di proiettili di gomma, oltre 12 casi di violenza sessuale. Nonostante tutto ciò le proteste non solo non si sono fermate ma si sono espanse in tutto il Paese, anche in aree periferiche. Proprio negli ultimi giorni oltre 30 leader latinoamericani, tra cui diversi ex presidenti, hanno scritto una lettera per esprimere la loro solidarietà al popolo colombiano. La lettera è firmata dagli ex presidenti Luiz Inácio Lula da Silva, Dilma Rousseff (Brasile), José Mujica (Uruguay), Evo Morales (Bolivia), Fernando Lugo (Paraguay), Rafael Correa (Ecuador) e Manuel Zelaya (Honduras), come così come da ex ministri degli Esteri, legislatori e leader politici della regione. Anche i presidenti del Venezuela, Nicolás Maduro, e del Nicaragua, Daniel Ortega, hanno espresso,separatamente, la loro solidarietà alla popolazione colombiana e chiesto al presidente Iván Duque di porre fine alla repressione.

CILE: La coalizione di centrodestra che governa in Cile, guidata dal presidente Sebastián Piñera, ha preso una grossa batosta alle elezioni del fine settimana scorso, considerate le più importanti tenute nel paese dalla fine della dittatura militare, nel 1990. Si votava per eleggere 346 sindaci e i governatori delle regioni cilene, ma soprattutto per decidere i 155 membri dell’Assemblea costituente, l’organo che avrà il compito di scrivere la Costituzione che sostituirà quella in vigore redatta durante il regime militare di Augusto Pinochet. Una nuova Costituzione era stata la richiesta principale delle enormi proteste anti-governative iniziate a Santiago del Cile nel 2019 e proseguite fino all’introduzione delle restrizioni per la pandemia da coronavirus. La coalizione di Piñera, chiamata Chile Vamos, che includeva anche l’estrema destra, ha ottenuto 37 seggi, poco meno di un quarto del totale e molti meno di quanto si aspettava. Nonostante l’importanza della tornata elettorale, l’affluenza è stata, secondo il Servizio Elettorale del Cile appena del 43,35%, un dato che rappresenta una valanga astensionista, spiegata in parte dalla pandemia, ma soprattutto da un clima di feroce diffidenza verso le forze politiche tradizionali, particolarmente forte tra l’elettorato più giovane che ha premiato i candidati indipendenti. Non è andata meglio ai partiti della Concertación, la coalizione dei partiti socialdemocratici e democristiani che hanno governato il paese a partire dalla transizione democratica fino al 2010, che si fermano a 25 seggi. Emerge la Lista Del Pueblo, una piattaforma elettorale di candidati indipendenti provenienti dal movimento e dalle organizzazioni sociali che ha saputo trasformare le imponenti manifestazione e proteste del 2019 in una rete di dissenso strutturata e innovativa. 

CONGO: Dalla Repubblica democratica del Congo (Rdc) arriva la notizia dell’arresto di alcuni sospetti coinvolti o collegati all’attacco mortale contro l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e le persone che viaggiavano con lui. Il presidente congolese, Felix Tshisekedi, avrebbe dichiarato che in base ai dati raccolti con gli arresti e gli interrogatori dei sospetti sembra accertata la presenza di un’organizzazione alle spalle di quanto accaduto, formata da aggressori organizzati in bande armate e di cui si cercano i leader. 

*Fatti nel mondo è la rassegna internazionale di Radio No Borders, curata da Martina Talarico e Marco Campanella

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