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Fuga dall’Egitto. Intervista all’autrice del libro inchiesta sul dopo golpe

Nancy Okail è una studiosa egiziana che, durante le proteste in piazza Tahrir, decide di lasciare Londra (dove stava svolgendo un dottorato di ricerca) per tornare in Egitto. Diventa direttrice della sede egiziana di Freedom House (l’ONG che pubblica ogni anno il rapporto “Freedom in the World”, per misurare il grado di libertà e di diritti civili nei diversi Paesi), e inizia a ricevere minacce, intimidazioni e intrusioni da parte della polizia nella sede della ONG. Comincia così la sua odissea, che la vede spesso davanti un giudice nelle aule di tribunale. Nel dopo Mubarak viene accusata definitivamente: era il 2014 mentre faceva da spola tra il Cairo e Washington. Nell’attesa del giudizio, a Nancy viene suggerito di lasciare il Paese perché sarebbe sicuramente finita in carcere. Abbandona due figli gemelli di tre anni. Si dirige a Washington dove fonda l’osservatorio politico “Tahrir Institute for Middle East Policies”. Il capo d’accusa le viene confermato, ma nel 2017 viene assolta, dopo aver perso anni importanti della sua carriera e della sua vita sociale e familiare. Durante i processi, la sua immagine diventa emblematica: si vede questa donna – l’imputata numero 34 – chiusa in “gabbia” come se fosse una criminale, circondata da uomini mentre legge un libro di G. Orwell, segno della sua resistenza.
Quella di Nancy è solo una delle tante storie raccontate da Azzurra Meringolo Scarfoglio nel suo libro “Fuga dall’Egitto”, presentato all’Unical e alla Mondadori di Cosenza lo scorso 7 novembre (nella foto in copertina, l’incontro in libreria). L’autrice, che abbiamo avuto il piacere di intervistare, ci ha raccontato com’è nata l’idea del libro. Un libro che, come avevamo già anticipato su FaC, racconta le storie di esuli in terre straniere (arabe o occidentali) costretti alla fuga a causa del golpe del generale al-Sisi del 2013. Tantissimi gli egiziani fuggiti dopo il golpe: la tragica storia di Giulio Regeni – ci racconta l’autrice – non ha dimostrato nulla di nuovo se non in Occidente, nel senso che all’interno del Paese da decenni ormai si ha la consapevolezza delle torture e dei soprusi da parte della polizia.

Ascolta qui l’intervista ad Azzurra Meringolo Scarfoglio

Giada Rita Filippo

FaC

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