“Adultocentrico” è l’atteggiamento che pone al centro della percezione e dell’interpretazione del mondo, anche di quello infantile, gli schemi mentali e il punto di vista dell’adulto. Così viene da molti definito il ddl n° 735 “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” presentato lo scorso agosto e conosciuto con il nome di Simone Pillon, il senatore leghista organizzatore già di tre “Family Day” e attivo nel mondo cattolico e conservatore. Lunedì mattina all’Università della Calabria si è tenuto un incontro sul tema. A parlarne c’erano Giovanna Vingelli, docente DiSPeS e direttrice del Centro di Women’s Studies “Milly Villa” dell’Unical, Chiara Gravina, avvocata del Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino” e Sara Pasquino, presidente di “Nate a Sud” nonché avvocata di “Libera… Mente Donna”.
Molte sono state le critiche al ddl sollevate durante gli interventi, a partire dall’iter blindato in Parlamento, perché quest’ultimo potrà solo votarlo o rigettarlo. Il ddl contrasta con la Convenzione di Istanbul ratificata dall’Italia proprio per le gravi violazioni nell’ambito della differenza di genere; aumentano le disuguaglianze e si privano le vittime di violenza domestica di importanti protezioni.
Il ddl Pillon entra a gamba tesa nel diritto di famiglia modificando molti articoli. Tra le novità ci sono i tempi paritetici, per cui il bambino ha l’obbligo di trascorrere il tempo con i genitori in egual misura. C’è il mantenimento diretto del figlio da parte di entrambi i genitori in misura proporzionale al reddito, resta l’assegno di mantenimento classico ma diventa residuale e temporaneo. C’è la bigenitorialità, ovvero l’obbligo del figlio a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con la madre e il padre, salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio, che potrebbe portare all’affidamento esclusivo temporaneo, ma anche in questo caso i figli hanno sempre il dovere di mantenere il rapporto con l’altro genitore.
Il ddl insomma fa passi da gigante, ma in senso negativo. Bambini obbligati a vivere con entrambi i genitori, vivere come pacchi che possono essere “spostati” a piacimento da una casa all’altra, senza tener conto della loro sensibilità, della loro serenità, del loro amore. Il ddl svantaggia le donne che spesso sono il soggetto economicamente più debole, costrette a scegliere tra il lavoro e la maternità. Contrasta l’autonomia delle donne, pretende il ritorno di una famiglia di tipo patriarcale, basata sul dominio dell’uomo, non riconosce altre famiglie se non quella formata da uomo e donna. La lungaggine e la dispendiosità dei processi “obbligheranno” in modo latente l’utilizzo dell’istituto della separazione. Un legislatore che non vuole vedere e parlare di violenza, obbligando le donne al silenzio e quindi a continuare a vivere con l’orco che le sevizia davanti ai figli. Una violenza di genere istituzionalizzata che non tiene conto delle esigenze dei figli e cosa peggiore riconosce la violenza solo quando è reiterata e continua nel tempo.
Per questo le donne si stanno attivando in massa. Il 10 novembre ci sarà una mobilitazione nazionale e Cosenza sarà una delle tante piazze italiane che ospiterà una manifestazione #nopillon. L’appuntamento è al Cinema San Nicola per la proiezione del film “L’affido” alle ore 18:00, organizzata dal Centro antiviolenza “Roberta Lanzino” insieme ad un folto gruppo di associazioni locali, fra le quali anche l’associazione universitaria “Entropia”.
Giadina Hope




