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Nomadland, l’ibrido di Chloé Zhao favorito agli Oscar 2021

Girato in cinque stati diversi nel giro di cinque mesi, Nomadland, Leone d’Oro alla settantasettesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Golden Globe come miglior film drammatico e al BAFTA come miglior film, è attualmente in concorso alla novantatreesima edizione degli Oscar. Mentore di solitudine vitale, il film ci regala un viaggio interiore, esteriorizzato attraverso gli umori del paesaggio (naturale e artificiale) del West.

Ibrido finzione-documentario, ispirato all’omonimo racconto d’inchiesta della giornalista statunitense Jessica Bruder, porta con sé un’anima tutta errante, gemella rispetto allo stile di vita della propria regista: Chloé Zhao (candidata alla regia) si traferisce, appena quindicenne, a Londra, trovando successivamente nella terra americana la sua seconda casa. Ed è un’errante e dinamica camera a spalla a raccontare, quasi come un reportage, la vita di Fern (Frances Mcdormand, già due volte premio Oscar), personaggio di finzione non presente nel racconto originale, ma plasmato dalla regista per coniugare una realtà collettiva (la condizione dei nomadi moderni durante la crisi della Grande recessione) e una strettamente individuale. La potenza dello storytelling sull’audience, come dichiara la stessa Zhao in un’intervista su TIFF, ci porta verso una diversa idea dell’abitare. Contro ogni convenzione sociale, Fern, fugge da un passato traumatico: la prematura morte del marito e la crisi della città natale (Empire, Nevada), entrata in crisi a causa della chiusura improvvisa della Gypsum, motore pulsante della cittadina.

Chloé Zhao, candidata a miglior regia, ha favorevoli possibilità di aggiudicarsi la statuetta della novantatreesima edizione: sarebbe la seconda donna dopo Kathryn Bigelow per The Hurt Locker, 2010. Un premio di certo altamente meritato, data la grande capacità della regista di coniugare, attraverso un attento occhio giornalistico, le dualità del racconto.

In Nomadland, infatti, convivono due paesaggi opposti: quello in continuo sviluppo, segnato dal progresso, e quello rimasto intatto tanto da non sembrare di aver subito alcuna antropizzazione. Attraverso camera fissa ci viene restituito un Amazon divoratore della forza lavoro di Fern e di tutti gli altri dipendenti, puntini impercettibili tra gli scaffali e le merci, come in uno scatto di Gursky. In opposizione alla natura artificiale, assistiamo alle vedute di un titanico West desolato. “Ricordo la tempesta di neve in Nevada, dovevamo girare e stoppare, girare e stoppare” dichiara Zhao testimoniando i compromessi con i diversi climi e il rapporto con la natura. Se non per la presenza della strada, unica via da seguire, seppur con l’assenza di una vera e propria meta. Seduti accanto a Fern, dentro il suo vecchio van, assistiamo ad un viaggio interiore e maturiamo l’importanza della solitudine.

L’anima nomade dal film viene espressa, oltre che dalla trama, anche dalle soluzioni del casting. La maggior parte del cast è, infatti, composto da attori non professionisti, presi letteralmente “dalla strada”. Un’altra caratteristica che rende il lavoro di Zhao vicino al lavoro documentaristico. Oltre all’aspetto “fai da te” che riveste la figura di Mcdorman, che, oltre ad attrice protagonista, ricopre anche il ruolo di produttrice “Frances si tagliava da sola i capelli, faceva da sola il trucco e trovava i vestiti da sé” dichiara la regista. Insomma, un atteggiamento lontano sia dal classico divismo hollywoodiano sia dal canonico e meccanico metodo di produzione americano.

Attendiamo, dunque, l’uscita ufficiale in Italia (30 aprile sulla piattaforma Disney+) e l’esito delle premiazioni Oscar, che si terranno al Dolby Theatre di Los Angeles la sera del 25 aprile (fuso orario: tra la notte e il mattino del 26), per cui il film ha ottenuto sei candidature (Miglior film; regia; attrice protagonista; sceneggiatura non originale; fotografia; montaggio). Nell’attesa che l’ibrido dall’animo nomade di Zhao possa portare a casa la statuetta che incoronerà la sua natura innovativa.

Giuliana Zungri

FaC

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