PRIMO PIANO Unical

Quel ricordo sbiadito di Nik Spatari sui muri dell’Unical

Il suo genio creativo Nik Spatari era venuto a donarlo anche all’Università della Calabria. Sotto l’Aula Caldora, nel quartiere delle Maisonnettes, sulla porta d’ingresso di quello che un tempo fu il Centro Radiotelevisivo dell’ateneo, restano consumate dal tempo le tracce del passaggio del grande artista calabrese morto ieri all’età di 91 anni. Inconfondibili le figure geometriche e i colori, che insieme ai mosaici, costituiscono il tratto distintivo del maestro di Mammola. L’opera risale probabilmente alla fine degli anni Ottanta, qualcuno giura che non fosse l’unica nel Campus, ma purtroppo alcuni murales negli anni sono stati irrimediabilmente coperti.

Chi ha visitato il MuSaBa perdendosi almeno una volta fra le sue pareti cromatiche e le sue statue voluttuose, rimane colpito per sempre da quell’esplosione di mattonelle rotte e ricomposte con incredibile cura e pazienza. Linee e prospettive differenti, inaspettate. Dal particolare all’universale: una visione che solo i grandi riescono ad avere. La stessa visione che ha condotto l’artista, insieme alla compagna di una vita, Hiske Maas, alla fondazione di quel posto magico che è il Museo Santa Barbara, incastonato fra l’Aspromonte e le Serre, in uno dei punti più ostili del nostro territorio, e non solo geograficamente parlando.

Antesignano della rigenerazione dei luoghi, quando ancora nessuno da queste parti ne conosceva il significato, Nik Spatari meriterebbe adeguata attenzione dall’Unical prima che la sua opera svanisca per sempre.

Daniela Ielasi

FaC

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