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Agenda Urbana, presentata la strategia per la città di Cosenza-Rende

Cosenza-Rende nel Por Calabria 2014-2020 rientra fra le tre realtà urbane di livello regionale (insieme a Catanzaro e Reggio Calabria) ma soprattutto figura come città unica. Quell’idea di conurbazione tanto naturale quanto inattuata (si pensi al trasporto pubblico locale) per la Regione Calabria è divenuta condizione imprescindibile nell’accesso ai fondi europei dell’Agenda Urbana. Al vasto territorio che si estende fra il centro storico di Cosenza e l’Università della Calabria, passando per il centro storico di Rende e la zona industriale, senza dimenticare le periferie, sono destinati infatti 33 milioni di euro, ma la parola d’ordine della “strategia” che i Comuni sono stati chiamati ad elaborare è  “condivisione”, fra enti innanzitutto, ma anche fra amministrazioni e cittadinanza. 

All’incontro di presentazione con il “partenariato”, organizzata dai Comuni di Cosenza e Rende stamattina al Bocs Museum, nel complesso di San Domenico, questa parola d’ordine è stata pronunciata ripetutamente, quasi che il solo pronunciarla, potesse renderla in qualche modo reale. Condivisione, partecipazione, ascolto, relazione: il coinvolgimento del “partenariato” nell’elaborazione della strategia – è stato spiegato – è parte integrante della strategia stessa. E non perché semplicemente “ce lo chiede l’Europa”, ma perché è ormai dimostrato che ogni processo di rigenerazione del tessuto urbano ha successo solo se i cittadini sono partecipi di questo processo. A ribadirlo in ogni modo (e in ogni luogo) è in particolare Giovanni Soda, dirigente del Nucleo di Valutazione e verifica degli investimenti pubblici della Regione Calabria. Il suo ufficio, oltre a seguire e indirizzare la fase di elaborazione delle proposte, è anche quello che darà la valutazione finale. “Noi chiederemo conto” tuona Soda davanti ad una platea disorientata e impaziente per il ritardo nell’inizio dei lavori. C’è il direttore della Confindustria Rosario Branda, c’è Giuseppe Passarino, delegato alla ricerca del rettore dell’Unical, c’è una rappresentanza del CSV di Cosenza, delle Acli, alcune associazioni di volontariato. Il dibattito finale, con i pochi rimasti, apparirà lontano dall’idea di partecipazione prefigurata (chissà se la Regione ne terrà conto?).
La strategia. Dopo i saluti di rito del sindaco di Rende Marcello Manna e dell’assessore Francesco Caruso (assente il sindaco di Cosenza, per impegni istituzionali), è l’ingegnere Salvatore Orlando del Comune di Rende – nonché coordinatore tecnico di Sasus, un consorzio creato proprio per la progettazione integrata fra comuni – ad illustrare il piano degli interventi. Gli ambiti tematici sono quelli della mobilità, dell’energia, dell’inclusione, della cultura, dell’innovazione. I territori su cui ricadranno le azioni sono i due centri storici, due quartieri di edilizia popolare (via Popilia e Villaggio Europa), la periferia di Santo Stefano di Rende, l’Università e l’area industriale. Da premettere che, per quanto la strategia sia stata congiunta, i due Comuni si sono divisi il budget (18 milioni a Cosenza, 15 milioni a Rende) e hanno ragionato autonomamente su come spenderli. Rende ad esempio destinerà la metà dei suoi fondi al risparmio energetico, che si traduce nel rifacimento dell’illuminazione pubblica. L’investimento maggiore di Cosenza (7 milioni di euro) sarà invece destinato al disagio abitativo nel centro storico, mentre 3 milioni di euro andranno alla riqualificazione dell’ultimo Lotto di via Popilia. Sull’inclusione si prevedono strutture e voucher per anziani, sull’economia della cultura, incentivi alla creazione di nuove imprese, spazi di co-working, incubatori di idee, laboratori creativi. 
I tempi. Entro il 10 maggio la Regione ha chiesto ai Comuni di presentare la strategia, pertanto il 2, 3 e 4 maggio sono stati calendarizzati ulteriori incontri con i partenariati di settore. I tempi sono troppo stretti per attivare una vera partecipazione, almeno in questa fase. L’ingegnere Orlando però assicura che la “condivisione” non si ferma qui: ci sarà modo di intervenire anche successivamente. D’altronde la Regione, che sul Por 2014-2020 si è svegliata praticamente nel 2018, non potrà non tener conto anche di questo.

Daniela Ielasi 

FaC

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