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Elezioni studentesche. Cannistrà: “Ho deciso di candidarmi per cambiare le cose”

Antonio Cannistrà, 27 anni ad agosto, è candidato al Consiglio d’Amministrazione alle prossime elezioni studentesche del 16 e 17 maggio per la lista Unidea. Presidente dell’Associazione La Fenice, ha una sana passione per la politica ma si definisce apartitico. Originario di Catanzaro, dove ha frequentato l’Istituto Tecnico Agrario, di cui è stato anche rappresentante d’Istituto, è laureato triennale ad Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e ora frequenta il secondo anno della magistrale. Già rappresentante in commissione paritetica del Diatic, alle ultime elezioni per il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari aveva preso quattromila voti, senza essere eletto. Ora l’obiettivo è la staffetta con Diego Mazzitelli, consigliere uscente della stessa lista. Cannistrà ha da poco lanciato la sua campagna sui social.
Alle elezioni studentesche vota circa il 30% degli studenti, quando va bene. Secondo te è disinteresse o disaffezione?
Un po’ è un problema generazionale, un po’ in tutti questi anni i rappresentanti, talvolta anche le associazioni, abbiamo smesso di fare i rappresentanti per fare i politici: gli studenti hanno percepito questo distacco, che chiaramente è andato ad aumentare. Io dico che siamo sempre studenti ed essendo studenti dobbiamo parlare in modo semplice, dobbiamo essere uguali agli altri. Mi hanno detto che sono un pazzo, ma se dovessi essere eletto, mi piacerebbe fare un’assemblea e coinvolgere tutti gli studenti su tematiche che riguardano tutti. Magari all’inizio vengono solo venti persone, però è una cosa che deve crescere e deve partire dal basso, perché soltanto dal basso si può migliorare. Le nuove generazioni, lo noto con mia sorella e alcuni associati, vengono all’università solo per studiare e mi dispiace enormemente perché non vivono il campus, non vivono l’università.
Ci sono tre risultati concreti che la vostra lista ha ottenuto in questi due anni di rappresentanza in CdA? E cosa non siete riusciti ancora a realizzare?
La prima cosa sono i trasporti, grazie al lavoro di Diego e Gaetano siamo riusciti a fare le convenzioni con il Consorzio, la seconda è l’aumento dei fondi per i particolarmente bisognosi e poi le borse per gli studenti sportivi. Su questo ho intenzione di proporre un incentivo, in quanto sono aumentate e migliorate le strutture del CUS. E poi c’è la piattaforma E-learning che sta funzionando ma non benissimo, quindi bisogna standardizzare l’uso per tutti i dipartimenti, perché così chi non riesce ad andare a lezione, può trovare il materiale didattico, pillole su alcuni argomenti critici, approfondimenti.
Una questione di cui si discute molto in questo periodo è la “sicurezza”, che dal nostro punto di vista, come giornale, non è tanto un problema di sicurezza quanto di vivibilità del campus. Tu cosa pensi?
Penso che il campus per essere più sicuro deve essere chiaramente vissuto: se è vissuto e presidiato, un posto è più sicuro. Nel programma proponiamo l’apertura h24 delle biblioteche, ad esempio. Però vanno creati anche dei servizi, ad esempio riqualificando le aree sotto il ponte, magari con delle strutture amovibili, aprire un chioschetto la sera per stare in compagnia e ascoltare musica, non si disturbano le residenze e si vive un’area che è all’abbandono. La vigilanza serve ma non basterebbero centinaia di guardie per l’estensione del ponte, quindi dobbiamo solo viverlo, chiudere le aule, fare il notturno e aumentare il part-time.
E i fondi per aumentare il part-time dove li prendi?
Da buon ingegnere ho fatto due conti: il Nucleo di Valutazione da bilancio preventivo costa più dei gettoni del CdA. Nel nostro regolamento d’Ateneo c’è scritto che il CdA regolamenta le indennità del Nucleo, pertanto si potrebbero equiparare le indennità al massimo dei gettoni del CdA (duemila euro l’anno), così si passerebbe da 59mila a 14mila euro. Si può tagliare questo spreco, aumentiamo i servizi, aumentiamo la sicurezza, chiudendo tutte le aule si diminuisce anche lo spreco energetico. Una volta fatto questo, il Nucleo deve essere eletto dagli studenti, come succede a Catanzaro, non può essere nominato per un accordo politico. Lo dico perché se io ho deciso di candidarmi, è per cambiare le cose, io non ho interessi né accademici né lavorativi, lo faccio per passione, perché voglio migliorare l’università. Ad esempio, con i nostri gettoni a fine anno accademico faremo delle borse di studio o un piccolo sostegno ai colleghi che hanno difficoltà a pagare una rata o ad acquistare un libro, bisogna andare incontro agli altri studenti, dare un segnale.
Da studente del Diatic, nonché possibile rappresentante in CDA, voteresti pro o contro la chiusura del dipartimento?
Io sono contrario alla chiusura del Diatic. La crisi è nata per problemi di relazione tra i professori, che hanno portato ai trasferimenti. Il professore Giordano nel corso del suo mandato da direttore ha fatto cose buone e cose discutibili. La piattaforma online ad esempio, utilissima, gestiva dalla didattica alla segreteria, ed era collegata al servizio Telegram, comodissimo. Non ho condiviso invece le scelte sulla didattica, la creazione dell’interclasse e la chiusura di un’esperienza come Ingegneria Chimica e Ingegneria Ambientale. Ha indebolito la dorsale dei corsi di laurea triennale e obbligato gli studenti a inserire alcuni esami per potersi iscrivere all’albo Ingegneri junior, quindi ha ristretto molto, i numeri lo dimostrano. Questa secondo me è stata la cosa negativa ma anche la gestione degli ultimi mesi, ha chiuso l’aula studio che per i colleghi di Chimica era la loro casa, c’erano i computer con i programmi autentici per le varie esercitazioni. Spero che il nuovo direttore riesca realmente a fare un’inversione di rotta, perché le possibilità ci sono. Ci sono delle competenze che altri dipartimenti non hanno e che vanno rilanciate, per migliorare il nostro percorso universitario ma anche la ricaduta sul territorio.

r.f.c.

FaC

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