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Aperto il ponte di Calatrava, simbolo della Cosenza del futuro

Un’opera d’arte non ha bisogno di essere utile, basta che sia bella. E quando è realizzata con fondi pubblici, deve essere fruibile da tutti. Ora, tutto si può dire del nuovo ponte di Cosenza, tranne che non sia una bella opera d’arte di fruizione pubblica. L’avveniristico manufatto voluto da Giacomo Mancini, disegnato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, e pagato a caro prezzo dalla comunità, dopo vent’anni è divenuto realtà. Con i suoi oltre 100 metri d’altezza, che lo collocano fra i più alti d’Europa, i suoi cavi d’acciaio, le sue luci e il suo faro rosso, rappresenta la perfetta fusione fra arte, architettura e ingegneria, e ridefinisce per sempre il paesaggio bruzio candidandosi a diventare il simbolo della città del futuro.
Venerdì sera, all’apertura ufficiale con gli archistar – accanto al disegnatore c’era naturalmente il sindaco-architetto Mario Occhiuto – i cosentini sono accorsi in massa, per non perdersi la prima traversata e il suggestivo spettacolo di musica, costumi e danza acrobatica curato dallo studio Festi. Una festa di popolo sfiorata appena dalla protesta del comitato Prendocasa: i manifestanti armati di megafono e striscione, subito circondati dalla polizia, volevano ribadire a tutti che il ponte è stato costruito anche con sei milioni di euro del fondo ex-Gescal sottratti alle case popolari, loro originaria destinazione. Ma tutti erano intenti ad ammirare i tiranti dell’imponente arpa colorata da un arcobaleno di luci e suonata da ballerine, pianiste volanti, dame giganti, angeli e pianeti (lo spettacolo, per chi ha memoria, è sembrato una riedizione del Viaggio Telecom 2005, ndr).
“Un ponte proteso verso l’alto che Mancini volle dedicare ai giovani – ha ricordato il sindaco – affinchè fossero fieri della propria città e fiduciosi nel futuro”. La lunga genesi di questo ponte intitolato a San Francesco di Paola e costato circa venti milioni, ha visto alternarsi quattro sindaci di colore diverso alla guida della città, Mancini, Catizone, Perugini, Occhiuto: se il primo ha avuto l’idea, all’ultimo va riconosciuto l’indubbio merito di averlo portato a compimento, sbloccando il cantiere aperto nel 2008, liquidando il compenso al prestigioso collega (circa un milione e mezzo), bonificando le aree limitrofe (non tutte in verità) e riprendendo il dialogo con la Regione sui Piani di riqualificazione urbana (Pru). I Pru sono stati decisivi nella fase di ultimazione: la monumentale opera si è inserita a gamba tesa nell’azione di riqualificazione di due dei quartieri più periferici e popolari della città, Gergeri e via Popilia. 
Così Gergeri non sarà più “il quartiere degli zingari”, le ultime baracche dei rom in via Reggio Calabria sono state smantellate, ma non è ancora un quartiere riqualificato. Il ponte di Calatrava resta al momento la porta d’accesso ad un centro storico da recuperare, su un fiume senz’acqua, con un planetario da completare e una grande piazza da realizzare. La strada è lunga e la rigenerazione urbana non dipende mai solo da un’amministrazione, necessita dell’impegno diretto dei cittadini. Dopo lo sforzo compiuto e i sacrifici fatti, c’è solo da augurarsi che il vecchio leone socialista abbia visto giusto.

Daniela Ielasi

(foto Tommaso Caruso)

FaC

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