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Rende, riaprono i locali ma senza gli studenti non c’è ripresa

Poco più di una settimana è trascorsa dal 18 maggio, giorno in cui, in base all’ultimo decreto emanato dal presidente del Consiglio, bar e ristoranti hanno cominciato a riaprire le porte ai clienti, seppur con le dovute precauzioni e nel rispetto del distanziamento sociale. Abbiamo fatto un giro intorno al Campus, per capire come stanno affrontando la ripresa i commercianti a noi più vicini. Sicuramente è una dura prova per la città di Rende, la cui economia dipende in gran parte dagli studenti dell’Unical. Interi quartieri, come Quattromiglia o Arcavacata, ma anche gli stessi bar che si trovano nel Campus, stanno pagando molto in termini economici poichè, finito il lockdown, permane comunque la chiusura dell’ateneo.

“Abbiamo aperto al pubblico appena è stato possibile, già lunedì 18 maggio:  fortunatamente lavoriamo grazie al servizio d’asporto, altrimenti…”, racconta deluso e un po’ amareggiato Ferdinando Ventimiglia, socio del ‘Bar Ventimiglia’ (nella foto), il quale ha chiaramente ammesso che non ha la clientela di prima e di conseguenza ha dovuto ridurre anche il personale. Uguale, a tratti anche peggiore, è la situazione dell’unico pub di Arcavacata ‘Fuoricorso’, luogo di incontro, svago e divertimento degli studenti universitari. “Abbiamo dovuto introdurre il servizio d’asporto – ci racconta Tecla, la figlia della proprietaria – abbiamo dovuto cambiare gli orari e adeguarci a delle norme che non sono state chiare”. “Nonostante il pub sia aperto al pubblico – continua a raccontarci – non facciamo entrare nessuno, visto che si rischiano sanzioni penali in caso di contagio”. Siccome la prudenza non è mai troppa, ma soprattutto non si può avere certezza della salute di ogni cliente, meglio evitare problemi.
Analoga la situazione che stanno vivendo i locali di Quattromiglia, come ‘Al Pachino’, ‘La Locanda’ o ‘Panino Genuino’: seppur è ancora presto per fare un bilancio, come ci dice uno dei soci di quest’ultimo locale, “è inevitabile la perdita della clientela precedente e soprattutto scoraggiante vedere il locale vuoto anche il sabato sera”.

Tavolini vuoti, saracinesche abbassate, piazze deserte: laddove pulsava la vita notturna studentesca, non c’è più niente. Rende si presenta così nel primo weekend dopo il lockdown, a differenza di Cosenza. Il capoluogo non sembra risentire troppo, almeno all’apparenza: corso Mazzini è pieno di gente che passeggia o si siede a consumare ai tavolini dei locali all’aperto. Ne risentono di più i negozi d’abbigliamento, perchè i capi non si possono misurare, si è più restii ad acquistare una maglia piuttosto che a fare l’aperitivo al bar. Tornando al di qua del Campagnano, si percepisce che manca un pezzo di città e che la ripresa sarà più lenta e difficile. Ma i ristoratori, i commessi e tutti i dipendenti del settore non si arrendono, restano fiduciosi e guardano al futuro, nell’attesa che gli studenti tornino a ripopolare la città.

Giusy Brasacchio

FaC

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