CALABRIA PRIMO PIANO Salute

Calabria, l’ordinanza di Spirlì chiude scuole superiori e università

Scuole superiori e università chiuse in Calabria dal 26 ottobre al 13 novembre, con erogazione della didattica a distanza. L’ordinanza del presidente facente funzioni della Regione Nino Spirlì, ufficiale da stamattina, si abbatte sulle strutture più controllate e meglio gestite di tutta la Calabria durante questa lunga pandemia. Accanto infatti a un ridicolo quanto superfluo “coprifuoco” modello lombardo dalle ore 24 alle 5, l’ordinanza n.79 dispone che, oltre alle attività scolastiche secondarie di secondo grado, siano “sospese, in presenza e con possibilità di attivare la didattica digitale integrata, le attività didattiche presso gli atenei universitari, fatte salve le lezioni e le attività che devono essere necessariamente svolte in presenza fisica”. 

Gioca d’anticipo Spirlì, senza che il numero dei contagi in Calabria abbia mai raggiunto livelli d’allarme, con una mossa dal sapore politico. Passato il lutto per la morte della presidente Santelli, si è di fatto aperta la campagna elettorale in Calabria, e la Lega, che si ritrova in mano le redini di una Regione di cui non le importa nulla, giocherà le sue carte in maniera spregiudicata, senza badare troppo agli interessi dei calabresi. L’ordinanza ha già suscitato molte reazioni contrarie, sia da parte dei dirigenti scolastici, sia da parte delle famiglie calabresi. “Una sciagura per gli studenti più deboli, che aumenta le diseguaglianze che la scuola dovrebbe invece ridurre”, afferma Claudio Venditti Presidente del Forum Famiglie Calabria. Per tutta l’estate Ufficio scolastico, dirigenti, docenti e collaboratori insieme agli enti locali hanno lavorato intensamente per la messa in sicurezza delle scuole e non è possibile che dopo un mese tutti questi sforzi vengano vanificati. 

Nelle università l’impegno era stato altrettanto importante. L’Università della Calabria, ad esempio, ha dimostrato prontezza ed efficienza nella gestione dei casi positivi registrati fra gli studenti. Ai cinque casi iniziali se ne erano aggiunti altri due proprio ieri sera, provenienti dal focolaio di Celico, uno studente di Scienze Politiche e uno di Ingegneria Edile Architettura: subito tracciati i contatti e trasmessi all’Asp di competenza, aule sanificate e lezioni a distanza. L’ateneo, oltre a dotarsi di una referente Covid, aveva proprio di recente attivato una mail per le segnalazioni dei casi positivi, diffondendo un messaggio del rettore Leone che invitava la comunità a collaborare. 

Invece si torna indietro, come a marzo, con la motivazione che il numero dei contagi in Calabria è agli stessi livelli, senza tenere in conto che intanto sono passati otto mesi. Otto mesi nei quali, evidentemente, la Regione non ha fatto nulla di quanto era in suo dovere dal punto di vista sanitario, se è vero come è vero che si ripropongono le stesse misure adottate quando il Covid è apparso sulla scena cogliendo tutti impreparati. Li abbiamo visti impegnarsi nelle amministrative, ballare le tarantelle, andare in discoteca, spendere quasi due milioni di euro per un pessimo spot sulla Calabria, ma non li abbiamo visti lavorare per la nostra salute. Il timore di tanti è che, dopo queste inutili oltre che dannose chiusure, passate le due settimane, qualora i contagi non diminuissero (come è probabile, visto che né le scuole né le università erano il problema), potremmo non riaprire più. 

Daniela Ielasi

FaC

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial