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In difesa del popolo curdo, all’Unical iniziativa di solidarietà e invito all’azione

Fermare la guerra in nord Siria e difendere il popolo curdo dagli attacchi della Turchia di Erdogan: questo l’imperativo lanciato dall’Università della Calabria, durante l’iniziativa di sensibilizzazione promossa il 22 ottobre in aula F4, con la partecipazione dei docenti Marta Petrusewicz e Fortunato Maria Cacciatore, e gli attivisti della Rete Kurdistan Talip Heval e Federico Giordanelli. L’aula, tappezzata di poster e bandiere, era piena di studenti e non solo.
“La “pulizia etnica” che si sta perpetrando sta per trasformarsi in genocidio: altri 30 chilometri e dei curdi potrebbe non esserci più traccia. La posizione in cui si trovano è l’unica zona fertile, dopo di che rimane solo il deserto” – queste le parole crude di Marta Petrusewicz. Il “deserto della morte” potrebbe diventare la tomba del popolo curdo se non si mobilitano altri Paesi. Non si possono più chiudere gli occhi e non basta insistere sulla forza delle azioni veicolate dalle parole, bisogna operare in maniera più forte. E’ un dovere intervenire, in modo da ristabilire i principi democratici.
Uno degli interventi più personali e toccanti, è stato sicuramente quello di Talip Heval, curdo, in Italia da 21 anni. Racconta la sua storia, sottolineando il numero notevole di “fratelli” approdati in Italia dal 1998 al 2005: “23mila curdi si sono spostati per perseguire una speranza. Non si appartiene ad una nazione. Si appartiene a se stessi, bisogna essere orgogliosi di ciò che si è”.
“Siamo convinti di vivere in democrazia – ha aggiunto Fortunato Cacciatore – ma in realtà situazioni come quelle dei curdi ci spingono ad interrogarci su cosa intendiamo con la parola “democrazia” quando ne parliamo. La democrazia è impotente e indifferente a ciò che sta accadendo nei territori del Rojava”. E’ proprio questo il fulcro di tutto, il richiamo alla responsabilità, alla contraddizione: viviamo dentro una società contraddittoria.
L’incontro, moderato dalla giornalista Simona De Maria, si è concluso con l’invito alla mobilitazione da parte di Federico Giordanelli, che ha evidenziato come l’azione può partire in maniera decisiva anche dalle Università. E ha chiesto a tutti di partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà l’1 novembre a Roma, unendosi a gruppi organizzati e autobus che partiranno da Cosenza per raggiungere la capitale.

Martina De Simone

FaC

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