Unical UNIVERSITÀ Zoom

Indagine sul lockdown degli alloggiati, Unical promossa con la sufficienza

Sufficiente. Questo il giudizio sui servizi erogati dall’Unical durante il lockdown che emerge da una ricerca svolta nell’ambito dell’insegnamento di Sociologia dei consumi, tenuto da Elisabetta Della Corte per il corso di laurea magistrale in Valorizzazione dei sistemi turistico culturali. Lo scopo dello studio condotto da tre studentesse, dal titolo “Gli alloggiati del Centro residenziale dell’Università della Calabria ai tempi del Covid-19”, è stato quello di captare le sensazioni e gli stati d’animo degli studenti e delle studentesse. La chiusura dei confini nazionali e successivamente le improvvise restrizioni hanno costretto una parte di studenti a restare nelle residenze assegnate e a condividere momenti di ansia e tensione insieme ad altri giovani con le medesime incertezze. Le tre studentesse di Sociologia hanno cercato di analizzare la situazione emergenziale, essendo state anche loro tra gli studenti e le studentesse bloccati nei quartieri universitari.

Il questionario elaborato, che comprendeva domande a risposta multipla e aperta, è stato somministrato a 414 tra studenti e studentesse, il numero effettivo di ospiti registrati nei primi giorni di lockdown sulle piattaforme Unical. Dal campione analizzato è emerso che all’interno delle residenze Unical il 31,6% degli alloggiati proveniva dal continente africano, il 26,3% dall’Asia, il 27,5% dall’Europa, il 12,1% dall’America e il 2,4% dall’Oceania. I temi su cui il gruppo di ricerca si è soffermato sono molteplici: emozioni psicologiche, servizi offerti, wi-fi, vigilanza, mensa, sanificazione e distribuzione di mascherine. Le emozioni maggiormente registrate sono state tristezza, ansia e preoccupazione. Quasi il 60% degli intervistati ha affermato di essersi sentito sufficientemente al sicuro nel campus durante il lockdown ma il 12,8% afferma di essersi sentito quasi per nulla al sicuro.

Il campus di Arcavacata, in qualche settimana, ha modificato il sistema di erogazione dei servizi agli studenti e alle studentesse e si è attivato  per garantire continuità didattica in modalità telematica, organizzandosi per rimodulare il servizio mensa offerto quotidianamente con una formula take away. Sul totale degli intervistati il 66,7% ha ritenuto che il servizio mensa offerto fosse rimasto invariato rispetto al periodo antecedente la chiusura ma, tuttavia, più di 200 studenti hanno valutato il servizio con un punteggio tra lo scarso e l’insufficiente, soprattutto per la qualità del cibo servito. Nel corso del lockdown, infatti, è nata una petizione spontanea tra studenti, indirizzata al direttore del centro residenziale, con la richiesta di migliorare i menù proposti e di riaprire una sala per consumare i pasti.

Dalla ricerca sono emerse delle criticità sui servizi bibliotecari sostitutivi e più della metà degli intervistati ha attribuito un punteggio appena sufficiente nel complesso alle alternative erogate. Alla domanda “sei soddisfatto della didattica online?” gli studenti hanno attribuito il voto medio 3 come risposta predominante equivalente al 56,3%. Tra i suggerimenti dati, in una domanda aperta somministrata, troviamo un’insistente richiesta di più organizzazione da parte dei professori, di coordinare meglio i corsi, di registrare le lezioni e di migliorare e digitalizzare la reperibilità dei materiali online.

Infine, un dato interessante emerso riguarda la divulgazione di fake news nella rete e difatti la percentuale degli studenti che, nel tentativo di informarsi, ha incontrato notizie non attendibili, corrisponde al 56,5%, ovvero 234 su 414 studenti, il 56,2% delle notizie provenivano dai social network. 

Martina Talarico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial