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La parità che non c’è. Il lento percorso della doppia preferenza in Calabria

La Calabria, regione notoriamente svantaggiata sotto il profilo economico, si ritrova indietro anche per un altro motivo: la rappresentanza femminile nelle istituzioni. Lunedì scorso, presso il Dipartimento di Economia dell’Università della Calabria si è tenuto un seminario sulla proposta di legge per il riequilibrio di genere in Consiglio regionale. Ad illustrarla è stata la Consigliera di Parità Tonia Stumpo, presentando anche il report “Analisi della parità rappresentativa e lavorativa in Calabria” stilato lo scorso anno. Dai dati riportati dall’avv. Stumpo, risulta che al 24 marzo 2017 in 409 comuni presi in esame, le sindache erano solamente l’8,24%. Le donne in politica sono soprattutto consigliere comunali, in numero molto maggiore rispetto agli uomini, 1840 donne rispetto ai 355 uomini.
La legge sulla doppia preferenza, entrata in vigore in Campania prima ancora di diventare legge a livello nazionale, in Calabria è entrata in Consiglio regionale lo scorso 28 settembre, ma non è ancora stata approvata. E’ attiva in Lazio, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo, Molise e Basilicata, mentre in Calabria è ferma da oramai tre sedute in Consiglio. In pratica, mentre esiste una legge che pone i comuni sopra i cinquemila abitanti ad avere una doppia preferenza di genere, la nostra regione tarda ad adeguarsi.
Infatti, come ha spiegato Walter Nocito, ricercatore di Scienze politiche e Sociali, con questa norma si andrebbe solo ad attuare l’articolo 51 della Costituzione. Insomma, bisogna creare una legge per far rispettare la legge.
Con l’inserimento della doppia preferenza si andrebbe inoltre ad applicare la legge quadro nazionale n. 20 del 2016, che disciplina in termini generali l’obbligo per le Regioni di rappresentare ciascun genere in consiglio per valori non superiori al 60%. Attualmente invece è presente una sola donna su trenta consiglieri in Calabria.
Durante il seminario è intervenuta Maria De Paola, ordinaria del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza. Da un’analisi eseguita su un campione di popolazione calabrese – ha raccontato la docente – si evince che le donne sono molto più istruite rispetto agli uomini eppure per arrivare a ricoprire una carica pubblica devono avere un curriculum più ampio rispetto ad un uomo che ambisce allo stesso posto.
Interessante l’intervento di Giovanna Vingelli, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. Secondo la docente, bisognerebbe iniziare a non guardare solamente la cosiddetta rappresentanza descrittiva, ovvero i numeri, la quantità, ma la rappresentanza sostanziale, quello che si fa, in che modo incide la presenza femminile nei luoghi in cui operano, che valore aggiunto portano per sensibilità, capacità, intraprendenza, organizzazione, diplomazia. Il cosiddetto “Gender Mainstreaming” non è esistente in Italia, mentre sarebbe opportuno avere qualcuno che valuti l’impatto delle politiche da un punto di vista di genere.
Ha coordinato il seminario Manuela Stranges, ricercatrice confermata e professoressa aggregata di Demografia presso l’Unical.

Carmen Bertucci

FaC

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