POLITICA Rende

Parco Acquatico, il Comune di Rende verso la risoluzione del contratto

“Abbiamo avviato la procedura di risoluzione del contratto con la società che gestisce il Parco Acquatico. Le violazioni e le inadempienze contrattuali ci hanno indotto ad avviare tale procedimento di risoluzione”. Il Comune di Rende corre ai ripari dopo l’inchiesta della TGR RAI Calabria e gli scandali emersi sulla gestione del Parco Acquatico Santa Chiara. La notizia è stata diffusa nella tarda mattinata, anche dal profilo social del sindaco Marcello Manna.

“È venuta meno la fiducia – scrive il primo cittadino – nei confronti del delegato individuato dalla società di progetto a tenere i rapporti con la nostra amministrazione che, violando i principi di integrità, correttezza e buona fede che devono caratterizzare i comportamenti dei dipendenti della società in indirizzo e ledendo così la dignità delle persone, ha recato danno all’intera nostra comunità che ha fatto sempre del rispetto, dell’inclusività e dell’uguaglianza i propri principi identitari”. Il “delegato” di cui non si fa il nome probabilmente è quel Tonino Vivacqua, candidato alle ultime elezioni amministrative a sostegno dello stesso Manna, e divenuto famoso per aver pesantemente minacciato la giornalista che lo aveva intervistato. A questo signore il Comune di Rende ha concesso una fiducia cieca e incondizionata, nonostante, come afferma lo stesso sindaco, le inadempienze erano emerse già nell’autunno scorso quando, a stagione estiva conclusa e ad incassi effettuati, la società di gestione rimaneva comunque insolvente con lavoratori e fornitori. 

“In questi mesi – ammette Manna – abbiamo cercato di sostenere, nei termini di legge, l’ente gestore della struttura: abbiamo concesso la rateizzazione delle utenze, oltre ad una ulteriore proroga per il rimborso dei costi sostenuti dalla nostra amministrazione per l’energia elettrica viste le criticità connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 in atto, ma come per altre gravi inadempienze non si è trovato alcun riscontro positivo da parte della società di progetto. Erano state chieste garanzie a tutela dei lavoratori per il tempestivo pagamento delle spettanze dovute e ad oggi nessuno stipendio è stato ancora retribuito”.

Mesi e mesi di trattative, stando alla ricostruzione del sindaco, passati a spese dei cittadini di Rende. E’ legittimo ipotizzare che, se l’inchiesta non ci fosse stata, se non ci fossero state le minacce alla giornalista e la notizia non avesse avuto la ribalta nazionale (i 5Stelle hanno presentato anche un’interrogazione parlamentare), la decisione forse non sarebbe mai maturata. Il sindaco invece descrive questo immobilismo come “un iter lungo ma necessario per la salvaguardia dei principi di diritto e democrazia, oltre che di tutela dei lavoratori”, e se la prende con quanti sono intervenuti in questi giorni con “valutazioni sbagliate frutto d’ignoranza rispetto alla intera vicenda documentata da atti pubblici”.

Non una parola sull’uso privato e reiterato della struttura ad opera del figlio dell’assessore Rausa. Nessuna dichiarazione di scuse alla cittadinanza per il danno arrecato. L’amministrazione punta a chiudere la vicenda nel modo più indolore, ossia scaricando tutte le responsabilità sull’azienda, ma non sarà facile. 

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FaC

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