Lavoro PRIMO PIANO Salute SOCIALE

Nuovo Dpcm, in piazza la protesta frammentata di una società in crisi

Da Torino a Trieste, da Milano a Napoli, da Cosenza a Terni migliaia di persone stanno scendendo in piazza in risposta ai provvedimenti del nuovo DPCM. Le proteste sono partite principalmente dai ristoratori e titolari di bar, costretti ad una nuova stretta dal Governo, ma anche dagli operatori e operatrici della cultura e dello spettacolo, gestori di centri sportivi, tutti costretti a chiusure dal decreto varato nella giornata di domenica. I gruppi sono compositi, trasversali, non organizzati: settori sociali tipicamente di classe media, commercianti, ristoratori, attori, attrici che stanno assistendo all’elusione del proprio reddito e di conseguenza delle proprie certezze di vita e settori già ampiamente penalizzati e marginalizzati dal contesto storico in cui vivevamo anche prima del Covid: giovani disoccupati, migranti, lavoratori e lavoratrici in nero, precari. 

Nei mesi immediatamente successivi al lockdown, dal governo e dalle regioni non c’è stata nessuna manovra significativa volta a tutelare e organizzare un’intera società destabilizzata dall’emergenza sanitaria e dalla crisi economica conseguentemente scaturita. Sono trascorse due stagioni in cui sia gli organi centrali che le autonomie regionali non hanno attuato misure sufficienti a monitorare e contenere una seconda ondata di contagi nel migliore dei modi, né con aumenti significativi delle terapie intensive, né con un sistema di tracciamento repentino, né con interventi efficaci sulla mobilità. Le misure economiche volte a tutelare i lavoratori e le lavoratrici più fragili sono state poche e insufficienti a coprire i costi sostenuti da queste categorie per adeguare le attività alle misure di distanziamento imposte. 

Il sentimento di protesta era pertanto prevedibile, nato incontrovertibilmente da un dato sociale oggettivo: chi e come sta pagando la crisi generata dal Coronavirus. Mentre i ricchi continuano ad accumulare profitto e ricchezza ingenti numeri di cittadine e cittadini entrano nella soglia di povertà assoluta senza alcuna forma di tutela. Basti pensare che il patrimonio del signore della logistica Jeff Bezos, CEO di Amazon e uomo più ricco del mondo, è aumentato di 73 miliardi di dollari tra marzo e oggi. La soluzione c’è ed è quella di aumentare salari e servizi pubblici riducendo le disuguaglianze, che durante la crisi pandemica sono diventate ancora più profonde e irrazionali. Il decreto Ristori, varato ieri dopo interminabili dibattiti tra i ministeri dell’Economia e delle Finanze, il premier e il comitato tecnico scientifico prevede delle misure volte a tutelare le categorie colpite maggiormente dalle strette e dalle chiusure ma saranno erogate solo nelle prossime settimane. La mancanza di supporti al reddito, di adeguate tutele nella crisi sono stati i detonatori.

Ma dalle piazze i gridi non sono uniformi: c’è chi si allea al corporativismo confindustriale chiedendo di restare aperto e chi invoca un reddito universale che vada anche a tutelare la sfera della salute in un momento così drammatico. Mentre il dibattito pubblico dovrebbe incentrarsi sulle misure e le tutele da avanzare per sopperire alle mancanze strutturali e a politiche economiche che hanno solo acuito le disuguaglianze negli ultimi decenni, i media mainstream parlano di caos, di facinorosi di estrema destra, di centri sociali e gruppi ultrà dipinti come terroristi e sovversivi. Fermarsi a criticare una vetrina spaccata di Gucci con moralismo e falso perbenismo ci allontana dal vero punto di tutta la situazione. Si può pensare davvero di tutelare milioni di cittadine e cittadini con misure temporanee, emergenziali che non prevedano prospettive per i mesi a venire? La pandemia può essere letta come una manifestazione su scala globale del dilemma tra lavoro da un lato e salute dall’altro e del relativo ricatto occupazionale. Per questo c’è bisogno di un urgente cambio delle prospettive.

Martina Talarico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial