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Parco Acquatico di Rende, i lavoratori denunciano l’azienda

“Con l’Europa investiamo nel nostro futuro”. Sulla porta d’ingresso del Parco acquatico sportivo “Santa Chiara” di Rende, chiusa fino al 14 giugno per l’emergenza Covid, c’è il classico cartello con tanto di bandiera blu e stelline gialle a ricordarci che l’opera è stata realizzata grazie ai fondi europei. Venti milioni di euro circa spesi non solo per “portare il mare a Rende”, come voleva il suo ideatore Sandro Principe, ma servizi sportivi di alto livello, spazi per convegni e fiere internazionali, posti di lavoro. Di tutto questo, a un anno dalla sua apertura, si è intravisto solo il mare: la scorsa estate la novità della piscina all’aperto ha attirato un discreto flusso di bagnanti, tre/quattro mesi di furore e poi il silenzio, niente palestra, niente centro benessere, niente lavoro e soprattutto niente stipendi.

Stamattina, davanti a quella porta chiusa, i lavoratori riuniti nel comitato “Pacco Acquatico” e sostenuti dai sindacati autonomi Cobas e USB, hanno informato la stampa sulla mancata corresponsione delle spettanze arretrate e sulla denuncia presentata all’Ispettorato del Lavoro per accertare le responsabilità. Sono una cinquantina in tutto i lavoratori che, a vario titolo e per periodi diversi, sono stati inseriti a lavorare nella struttura dall’azienda concessionaria, la PASC 4.0, o dall’Associazione sportivo-dilettantistica ad essa collegata. Contratti di lavoro pochi, promesse tante, soprattutto durante la campagna elettorale dello scorso anno. Alla vigilia delle elezioni il sindaco Marcello Manna impresse all’opera una maldestra accelerata, assegnando il Parco per 18 anni in concessione a una società improvvisata, peraltro l’unica partecipante al bando di gara: mille euro d’affitto al mese per oltre 40mila mq di superficie.

Non ci voleva la zingara. “L’estate scorsa arrivavamo a incassare migliaia di euro al giorno – raccontano i lavoratori – ma i nostri stipendi non sono mai arrivati. Alcuni di noi hanno lavorato in nero, promettevano di pagarci ma poi non lo facevano”. Accuse gravi che fotografano non solo l’incapacità e l’approssimazione della PASC 4.0, ma anche la totale indifferenza da parte del Comune di Rende. “Siamo andati a parlare con il sindaco – aggiungono – ma ci ha detto che non può fare niente”. Così si sono rivolti all’Ispettorato. Appena avuto sentore della protesta, nonostante fosse annunciata la riapertura il 19 maggio, l’azienda ha subito richiuso i battenti: “nel caso di un’ispezione – sospettano i lavoratori – potrebbero emergere delle irregolarità, non ci risulta sia stata fatta ancora la sanificazione dei locali, non c’è segnaletica a terra per il distanziamento, non ci sono le necessarie misure anti contagio neanche per la piscina all’aperto”.

Eppure nulla di tutto questo ha impedito al figlio dell’assessore allo Sport Mario Rausa, il 9 maggio scorso, ad impianto ufficialmente chiuso, di entrare e brindare a bordo piscina con la fidanzata. “Una bravata”, l’ha liquidata l’assessore. Una bravata che ha riacceso i riflettori su un bene pubblico, costruito con fondi pubblici e usato per capricci privati. Un bene utilizzato per fini elettorali, illudendo i lavoratori, di cui l’amministrazione Manna vorrebbe che i cittadini si dimenticassero per i prossimi 18 anni, lasciandolo nelle mani dell’assessore allo sport affinché ne faccia ciò che più gli piace. Il “pacco” non riguarda solo i lavoratori ma riguarda tutti. 

Daniela Ielasi

Aggiornamento ore 18:00. “Rivendico la mia estraneità in merito al mancato pagamento di salari e stipendi e nei confronti dei lavoratori e dei fornitori non pagati esprimo tutta la mia solidarietà sia umana che imprenditoriale”. Sulla vicenda interviene Francesco Nasso, amministratore unico della società Appalto Semplice Srl, in possesso di una quota di partecipazione pari al 39% delle quote societarie della PASC 4.0 Srl come socio non amministratore. Nasso denuncia una gestione non condivisa all’interno del consorzio aggiudicatario dell’appalto,  “tutte le segnalazioni, le richieste ed ogni comunicazione di sorta, sono state totalmente ignorate e prive di risposta, contravvenendo ad ogni norma di diritto societario”. Comunica pertanto di aver formulato “regolare proposta di recesso in data 18/12/2019 per poi ripresentarla in data 31/05/2020”, non senza aver prima tentato un’ultima strada. “Il sottoscritto – scrive – ha cercato di portare avanti una nuova compagine societaria unitamente a dei potenziali soci di primissimo livello e di indiscussa capacità imprenditoriale che rispecchiassero i requisiti di capacità tecnico amministrativa ed economica, i quali avrebbero certamente portato il parco acquatico allo splendore che tutti si aspettano. Tale trattativa non si è conclusa per l’ennesima dimostrazione di incapacità della società incaricata alla gestione della Parco Acquatico Santa Chiara 4.0 Srl, oltre all’incomprensibile volontà della stessa di non cedere parte delle proprie quote evidentemente per non perdere la maggioranza all’interno della società”. Rende noto infine di aver chiesto “formalmente ed unitamente all’altro socio di minoranza Conedil Federimpresa Sc le dimissioni dell’amministratore unico tutt’ora in carica”.

 

FaC

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